giovedì 25 agosto 2016

24 agosto 2016: un terremoto e legioni d'imbecilli

Ci ho riflettuto a lungo: magari, quelli che vogliono trovare un "perché" a qualcosa che ha solamente delle ragioni "fisiche", pensano di offrire consolazione.
Più probabilmente, gli haters di tutto il mondo stanno con la tastiera pronta, caricata a mille, in attesa di poter sparare sul primo evento che ritengono adatto.
Fatto sta che è colpa degli onnivori, perché il karma colpisce la città che ha dato i natali alla ricetta dell'amatriciana (prontamente postata da tutti, in segno di solidarietà: ?).
Ma è anche colpa delle unioni civili, perché questo abominio ha scatenato le ire divine concretizzate in un terremoto (salvo sorvolare sul motivo della "scelta" della zona: troppi gay, lì intorno? A questo non hanno dato risposta, gli haters).
E mettiamoci anche le scie kimike, che male non fa, insieme al chiaro intento (di chi, non è dato sapere) di distrarre i cittadini dagli intrallazzi dei politici.
Ieri ho letto veramente di tutto.
Ho visto colleghi giornalisti andare a importunare persone in lacrime, che attendevano di conoscere la sorte dei loro cari.
Ho visto il Presidente del Consiglio sorvolare le zone colpite in elicottero, nelle stesse ore in cui i Vigili del Fuoco chiedevano il massimo silenzio per udire le richieste d'aiuto delle persone sotto le macerie.

Ma ho anche visto testimonianze di code lunghissime presso gli ospedali che invitavano a donare il sangue, ho visto centinaia di volontari partire per il centro Italia, e ho visto sottoscrivere le raccolte fondi della Croce Rossa.
Ho scritto che, in terribili momenti come questi, mi ricordo di amare il mio popolo.
Perché gli italiani sono generosi, disponibili, altruisti.
Si danno da fare subito, quando c'è bisogno. Corrono in aiuto di chi è stato colpito da un evento spaventoso come un terremoto.
Il problema è che ci sono anche gli italiani che, invece di correre in aiuto o darsi da fare, sparano sentenze improbabili, battute fuori luogo e frasi molto, troppo infelici (salvo poi fare retromarcia invocando gli hacker).
Ci ho riflettutto a lungo, e poi ho capito: i social network hanno legittimato tutto.
Si può scherzare su tutto - e io lo sostengo da sempre - ma bisogna anche capire quando e come farlo.
Peccato che questo richieda un'intelligenza, ahinoi, troppo spesso carente.
Umberto Eco diceva che il web e i social network avevano dato voce a legione d'imbecilli. A gente che prima, al bar, sarebbe stata zittita immediatamente, se avesse osato fare certe sparate.
Concordo, e "leggo" la sua affermazione in questo senso: gli imbecilli ci sono sempre stati.
Internet non li ha moltiplicati... Li ha solo messi in contatto con altri imbecilli. E con noi.
La regola d'oro della condivisione sui social è essere aperti al confronto.
Quelli che non vogliono capire, che sono estremisti in un'infinità di declinazioni e che si ritengono superiori agli altri, si sottraggono al confronto e ci mettono una bella pietra sopra.
Magari è meglio così.
Ma sarebbe bene anche che, di fronte alla morte, al dolore e alla disperazione di chi non ha solo perso tutto, ma ha anche irrimediabilmente perso la serenità, si imparasse a selezionare con cura le parole.
Perché sfugge un dettaglio fondamentale: per comunicare sui social, bisogna conoscere il significato delle parole che si usano.
Al bar, fra una battuta e l'altra, è più facile farsi capire.
Per iscritto no. Magari sarebbe meglio stare zitti, se non si sa ciò che si dice.
Evitare di cogliere l'occasione per autoincensarsi (disdicevole, da parte del Presidente del Consiglio, rimarcare l'inettitudine totale degli interventi dopo il terremoto a l'Aquila, affermando che solo nell'ultimissimo periodo si è cominciato a fare qualcosa).
Rispettare la propria umanità, magari anche contravvenendo agli ordini del superiore che ti ha detto di andare a molestare quella persona in lacrime, in diretta e con un cameraman al seguito.
Tenere per sé le battutacce, e soprattutto evitare di peggiorare la situazione accampando scuse improbabili.
Soprattutto, darsi da fare.
Al 45500 si donano 2 euro con ogni SMS. Ma sì, è vero, poi magari ci vuole una vita prima che i soldi raccolti arrivino a destinazione. Purtroppo è già successo.
E allora sottoscrivete la raccolta fondi della Croce Rossa (qui tutti i dettagli per donare).
Donate il sangue, se potete.
Evitate di intasare le strade (o di girare in elicottero).
Portate un panino ai volontari, se siete in zona e ne avete la possibilità.
E imparate la regola-base del commento acido: potrebbe capitare a voi.
Ci vogliono solo due secondi perché la vostra vita venga sconvolta. E dopo che è successo, non vorreste leggere certe idiozie...

3 commenti: