giovedì 4 maggio 2017

Suffragette, femminismo e "bonus" mamme... E i Marò?

Una parte fondamentale del mio lavoro consiste nel riconoscere i meccanismi d’identificazione inseriti dagli sceneggiatori in film e serie TV.
A volte, però, riconoscerli non è sufficiente per abbracciarli. A volte ci sono degli ostacoli insormontabili.
Come quando si chiede allo spettatore di entrare nella mente di un assassino, per esempio, o come quando si chiede a una spettatrice di immedesimarsi nelle protagoniste di Suffragette.
Nella mia analisi di Tredici ho sottolineato come mi fosse parso strano che ci fossero petizioni online perché si rendesse obbligatoria la visione della serie di Netflix nelle scuole (non avendo, Tredici, un’impostazione didattica, anzi: è una serie vuole far riflettere colpendo duro. Troppo duro, per i telespettatori troppo giovani).

Ebbene, mi stupisce ancor più che non ci sia una petizione perché si renda obbligatoria la visione di Suffragette nelle scuole.
Perché per una donna, oggi, immedesimarsi nei panni delle donne inglesi (realmente esistite) protagoniste della pellicola interpretata da Carey Mulligan, Helena Bonham Carter e Meryl Streep, è molto difficile.
Immedesimarsi nella condizione femminile dei primi del Novecento, per noi, è quasi impossibile. Quantomeno inconcepibile. Ma assistervi dovrebbe essere un obbligo morale.
Mentre il Governo annuncia il “bonus mamme” (già l’utilizzo del termine “bonus” per una donna che mette al mondo un figlio, vi dirò, secondo me è offensivo), rifletto sul femminismo.
Io non sono una femminista, mi definirei più un’umanista: a me interessano i diritti di tutti, che siano uomini o donne.
Non penso che le donne siano superiori agli uomini, né inferiori. Penso solo che siano diverse.
Così come ogni persona è diversa dall’altra, nella sua unicità. Nel suo modo di essere, nella sua storia personale, nelle sue scelte.
Anche le mamme, essendo persone, sono diverse fra loro.
Mettere al mondo un figlio non fa di te una madre. Curarlo, proteggerlo, educarlo: queste sì, sono cose che fanno di te una madre.
Elargire un bonus “una tantum” per ogni bambino nato, indipendentemente dal reddito e dalle condizioni famigliari, non è equo.
Non in un Paese in cui si pretende che i disabili vivano con trecento euro al mese. I disabili veri, intendo: sono ancora troppi i delinquenti che si approfittano di agevolazioni cui non hanno diritto. Poi per forza si finisce allo sfascio...

La giustizia sociale non può legarsi alle bieche mosse elettorali (800 euro come i famosi 80 euro, se vi ricorda qualcosa).
La giustizia sociale vale per uomini e donne, bianchi e neri, grandi e piccoli.
La giustizia sociale dovrebbe - uso il condizionale perché la realtà delle cose è ben lontana dagli ideali - garantire gli stessi diritti a tutti coloro che rispettano le leggi, che hanno accesso onestamente agli aiuti ideati per loro, che pagano le tasse contribuendo al mantenimento di una società, appunto, “giusta”. 
In molti Paesi del mondo le cose non funzionano così.
L’Italia, negli ultimi anni sotto alcuni aspetti e da sempre sotto altri, è uno di questi Paesi.
Le persone "comuni" non hanno la stessa considerazione dei "vip": quelli non sbagliano mai.

Si sfruttano i drammi umani - i drammi di persone vere, non numeri, non nomi su una lista - per fare soldi.
Si trova il modo di mangiare su tutto: disabilità, malattia, immigrazione, diritti umani…
Si sa che le cose stanno così, ci si scandalizza quando le notizie arrivano ai giornali e poi si fa finta di non saperlo, e si va avanti.
Il grande “scandalo” di Mafia Capitale ha fatto solo clamore: nulla è cambiato. Il magna magna sulle persone che “rendono più della droga” non si ferma, sono solo cambiati alcuni dei protagonisti. E il teatrino prosegue, indisturbato, sotto il nostro sguardo indignato.
La crociata contro chi ipotizza che le ONG possano far parte del giro del “magna magna” si muove a suon di “Ma figuriamoci se” (nel Paese in cui da trent'anni si divulgano intercettazioni private, si condanna la gente per omicidio in mancanza di cadaveri e si sbattono i mostri in prima pagina senza alcuna prova). 
La crociata non si documenta, non scopre che sono nate dozzine di ONG, spuntate fuori dal nulla e sponsorizzate da chi ne trae evidentemente vantaggio, al solo scopo di fare soldi sulla tragedia che si svolge ogni giorni nel Mediterraneo.
Il grado di ignoranza di questo Paese è l’unico, vero scandalo.

La manipolazione dei mezzi d’informazione, la distorsione della verità, la mania di gridare alla bufala quando le cose non piacciono: queste sono le cose per cui scandalizzarsi.
Viviamo in un Paese in cui si demonizzano gli avversari politici con frasi mai pronunciate e azioni mai compiute, che improvvisamente diventano “vere” grazie al tam tam su internet.
Si ignorano documenti, filmati, prove concrete e si crede alla propaganda. Nel 2017. In un Paese “civile”. Pensate cosa accade nel resto del mondo, ai meno fortunati…
Qui, chiunque può tirare in ballo i Marò, dando loro degli assassini (senza prova alcuna, visto che nemmeno l’India è mai riuscita a incriminarli per omicidio, e visto che le perizie balistiche dimostrano che i colpi mortali ai danni dei pescatori non coincidono col calibro delle armi in dotazione ai Marò…).
Chiunque può fare il brillante commentando un post o una foto con un bel “E i Marò?”.
Come se a chi fa commenti del genere fregasse davvero delle vite di due pescatori indiani. Figuriamoci.
Chiunque ci riesce, a fare lo spiritoso. Più difficile, invece, pensare a due uomini che hanno mantenuto intatta la loro dignità, che si sono giocati la salute (e potenzialmente la vita) per un Paese che li ha abbandonati, che sono stati tenuti lontani per anni dalle loro famiglie e dai loro cari, senza alcuna incriminazione, mentre la ridicola diplomazia italiana batteva la fiacca.
Più difficile documentarsi ora, scoprire la quantità infinita di prove che li scagionano. Difficile, quando non vanno più di moda come battuta.
Facile chiedere “giustizia” per uno e ignorare gli altri.

Pregate di non trovarvi mai in difficoltà all’estero, perché il vostro Paese non si muoverà per aiutarvi. A meno che non siate personaggi pubblici, o diventiate casi mediatici.
Pregate di non mettere mai al mondo un figlio gravemente malato perché, nel Paese in cui la quasi totalità dei ginecologi in ospedale fa obiezione di coscienza, verrete lasciati soli. Non vi riconosceranno l’assistenza minima a cui avreste diritto. Non vi permetteranno di di avere accesso alle migliori curi possibili. Non vi consentiranno di avere un “bonus” perché avete dato loro la vita. E certamente, non vi basteranno 800 euro.
Non ci sono bonus per i meno fortunati, in questo Paese. Non c’è giustizia sociale. Non ci sono programmi scolastici che t’insegnino a rispettare le donne morte per permetterti di votare. Non nel Paese del femminicidio. Non nel Paese in cui le donne denunciano chi le minaccia, per poi finire comunque ammazzate.
Perché le forze dell'ordine hanno le mani legate. Legate da leggi stupide, contraddittorie, insensate, scritte in burocratese e aperte alla libera interpretazione. Leggi STUPIDE.
Niente bonus, qui, signore e signori.
Non nel Paese che dimentica da un anno all’altro, figuriamoci quando si parla di storia.
Riconoscere che gli omicidi, gli stupri e le percosse perpetrati impunemente, e per secoli, ai danni delle donne sono serviti a qualcosa dovrebbe essere un dovere.
Le donne arrestate, ripudiate, picchiate, violentate, derise, isolate e allontanate dai figli hanno cambiato la storia. Hanno subito di tutto per un ideale.
Hanno sfidato la legge, i loro uomini, una società maschilista che non le riconosceva degne dei più elementari diritti umani.
Sono morte, o peggio, durante le loro lotte. Sono morte perché donne come me, oggi, potessero essere così lontane dalla concezione femminile di un secolo fa da non potervisi identificare.
Ci sono dozzine di film - e centinaia di libri - che raccontano la battaglia portata avanti dalle suffragette.
Centinaia di documenti storici che testimoniano la nostra storia.
Perché la condizione femminile, le battaglie per cambiarla e i sacrifici delle donne non vengono approfonditi durante gli studi scolastici? Dovrebbero comparire nei programmi scolastici di tutto il mondo, e in particolare in Italia - dove le donne, ricordiamolo, hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1945 (contro il 1902 in Australia, il 1918 in Germania e il 1917 in Russia - sì, in Russia).

Se la legge dice che non posso vedere mio figlio, lotterò per cambiare la legge
afferma Maude Watts.
Perché nessuno lotta per cambiare leggi ingiuste, insensate e stupide? Pochi lo fanno. Nessuno, certamente, è disposto a rischiarci qualcosa.
Si dice che internet sia stata “l’ultima, grande rivoluzione”.

Io mi accontenterei, nell’anno DUEMILADICIASSETTE, di un po’ di giustizia sociale. Almeno un po'.
Anche senza grandi rivoluzioni.

Nessun commento:

Posta un commento